ABC STUDIO

Lalta Repubblica, 10 maggio 2011

«La scuola è risorsa essenziale per il libero sviluppo delle persone e per la crescita sociale, economica, culturale e civile di ogni Paese. In Italia lo è sempre stata: ha reso un insieme di sudditi analfabeti degli antichi stati una comunità di cittadini italiani. Lo è ancora più oggi, in un’epoca in cui il “capitale umano”, l’insieme delle conoscenze di cui disponiamo, è il fattore decisivo per il successo degli individui e delle nazioni».

Inizia così la lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Parlamento e al Governo di un gruppo di editori. Un appello sul valore della scuola pubblica statale firmato da Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Carmine Donzelli, Federico Enriques (Zanichelli), Carlo Feltrinelli, Sandra e Sandro Ferri (e/o), Sergio Giunti e Bruno Mari (Giunti), Alessandro e Giuseppe Laterza, Stefano Mauri (Gruppo Mauri Spagnol), Paolo Mieli (Rcs), Antonio e Olivia Sellerio, che sarà presentato al Salone del Libro di Torino (dal 12 al 16 maggio) e nei licei e istituti tecnici che aderiranno all'iniziativa.

«Facciamo dell’istruzione un tema centrale di discussione tra i cittadini, nelle scuole e in ogni altro luogo d'incontro» si legge nel manifesto in difesa dell'istruzione pubblica, istituzione che ultimamente ha subito non pochi attacchi. A cominciare da quello di febbraio, nel quale il presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi ha dichiarato senza mezzi termini che era meglio non essere "costretti" a mandare i propri figli in una scuola di Stato e più recentemente, ad aprile, quando ha esortato una associazione di mamme padovane a "sottrarre" i ragazzi agli insegnamenti di sinistra.

Nucleo centrale della Lettera aperta degli editori è la preoccupazione che il mondo della scuola possa chiudersi in sé stesso, rinunciando "al pluralismo" che finora lo ha contraddistinto: un elemento fondamentale che permette di incontrare, tra i banchi, storie ed esperienze diverse dalle nostre. C' è il timore che scompaia un valore fondamentale: quello del conoscere e riconoscere la "diversità", creando invece piccole comunità omogenee.

«Nel mondo globalizzato è fondamentale conoscere chi è lontano da noi, per saperne cogliere i valori e le potenzialità, e perché altri possano conoscere, a loro volta, i nostri valori e le nostre potenzialità. La scuola statale è perciò anche un luogo di integrazione tra individui provenienti da diversi ambienti familiari, sociali, culturali. Nella scuola statale bambini e ragazzi di diversa estradizione sociale imparano ad apprezzare la diversità. Nella scuola statale il patrimonio culturale della famiglia entra in contatto in modo fertile con quello di altre famiglie».

È una "missione" questa che contraddistingue la scuola di Stato da ogni altra istituzione formativa che «legittimamente si proponga altre finalità, a partire da una visuale parziale della cultura, della religione, della società, della cultura». E che l'istruzione per tutti fa parte integrante della storia d'Italia lo sancisce l'articolo 34 della Costituzione: «In passato il diritto dei più deboli nella società italiana è stato garantito soprattutto dall'estensione dell'obbligo di frequenza della scuola pubblica, e dalla qualità del suo insegnamento, che hanno riscattato dalla miseria milioni di cittadini» continua infatti la lettera aperta, che cita anche l' articolo 33 della Costituzione, quello sulla libertà

d'insegnamento.

Non manca il richiamo all'attenzione sulla cronica carenza di fondi e investimenti che affligge la pubblica istruzione: «Purtroppo l'investimento nella scuola pubblica statale è stato inadeguato» sostengono infatti gli editori «ben al di sotto dei livelli medi dei Paesi UE, per gran parte della storia unitaria italiana, al punto che oggi spesso non è in grado di garantire neppure i servizi minimi. Di questa situazione ognuno di noi deve preoccuparsi, perché essa è anche frutto dell'indifferenza. Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla da sola a chiedere attenzione.

Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell'opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell'economia, nella cultura deve essere il primo ad impegnarsi».

Sono già otto gli Istituti tra Nord e Sud che hanno aderito all'appello (il liceo Cannizzaro a Palermo, il liceo Cassini a Genova, i licei Tasso e Orazio a Roma, l'istituto tecnico Avogadro a Torino, il liceo Flaccoa Bari, il liceo Virgilio a Milano, a Ivrea il liceo Botta, a Catanzaro il Galluppi): all'interno degli edifici scolastici, con il permesso dei presidi, ci saranno dei banchetti per la raccolta delle firme. E domani sul sito www.laterza.it si aprirà uno spazio interamente dedicato all'iniziativa, con aggiornamenti costanti, notizie e le nuove adesioni.

 

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